Le aziende si preoccupano ancoro dello stress lavoro correlato?

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Questo argomento contiene 3 risposte, ha 3 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Paolo Cardoso 3 anni, 1 mese fa.

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  • #3193

    Paolo Cardoso
    Partecipante

    Ho notato, qui in provincia di Firenze, che le aziende un paio di anni fa erano attente alla valutazione dello stress lavoro correlato, almeno per gli adempimenti formali. Negli ultimi tempi mi sembra invece che poche seguitino a considerarlo un adempimento. Cosa possiamo fare? Forse anche l’INAIL ha…abbassato la guardia?

    #3195

    giovanni galli
    Partecipante

    Non conosco la situazione di Firenze ma, a mio avviso, almeno per la provincia di Massa Carrara l’attenzione delle aziende alla valutazione e alla gestione del rischio da stress lavoro correlato, è sempre stata insufficiente e fra le molteplici cause inserirei la scarsa lungimiranza dei responsabili nel prevedere i benefici produttivi che deriverebbero dall’eliminazione o dal contenimento dei fattori lavorativi di stress, la scarsa competenza sull’argomento dei soggetti delegati a gestire l’analisi del rischio, la scarsa pressione esercitata dai lavoratori e dei loro rappresentanti per la prevenzione del rischio, l’incapacità dei servizi pubblici di prevenzione nei luoghi di lavoro di progammare adeguati ed efficaci interventi di vigilanza e assistenza alle aziende sull’argomento. E’ comunque, probabile, che alla riduzione dell’attenzione delle aziende negli ultimi periodi abbiano contribuito le false rassicurazioni derivanti dal riscontro di un rischio basso per la quasi totalità delle valutazioni di questo rischio fin qui effettuate dalle aziende. Questo dato, peraltro nettamete in contrasto con i dati europei che indicano una importante diffusione di questo rischio nelle aziende ci deve fare attentamente riflettere sulle metodologie di valutazione scelte dalle aziende (in prevalenza il modello INAIL) e sulla gestione che di esse è stato fatto.
    Giovanni Galli

    #3194

    mauro tripiciano
    Partecipante

    faccio consulenza ad aziende con reti nazionali, pertanto in contatto con ambiti diversificati. Nel complesso non sono del tutto pessimista.
    1. alcune ASL sono attive nel chiedere la valutazioni. Interessante il modello di questionario di verifica della ASL Bergamo reperibile sul web
    2 alcune ASL criticano aspetti formali della applicazione della procedura SLC INAIL: sembra che gli ispettori non capiscano l’argomento. Servirebbe più formazione da quel lato.
    3. serve una campagna seria che convinca tutto il mondo del lavoro che lo SLC, molto prima di alterare gli eventi sentinella, rovina la motivazione, la partecipazione, la produttività nelle organizzazioni
    4. il metodo INAIL misura la febbre, non fa prevenzione. E’ come valutare il rischio rumore rilevando l’acusia dei lavoratori. Tutto da rifare. I questionari su contenuto e contesto del lavoro non sono male: si potrebbe, ad esempio, identificare delle buone pratiche e misurare gli scostamenti.

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